Paesaggio Campestre Il Guercino

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La Seconda Maniera

Considerato dai suoi contemporanei e dai commentatori successivi fino ai primi del Novecento il massimo risultato dell’arte del Guercino, l’enorme pala della Sepoltura di santa Petronilla - il dipinto della mitica figlia di san Pietro misura più di sette metri per quattro - fu commissionata per un altare della Basilica di San Pietro, da dove fu rimossa nel 1730 per essere sostituita da una copia a mosaico di Pietro Paolo Cristofari ed è attualmente esposta nei Musei Capitolini.

Ancora il Calvi scrive infatti che «fosse che in quest’opera l’impegno e l’emulazione gli aggiungesse stimolo o che traesse lume dalla vista di tante egregie pitture che adornano Roma, parve che il Guercino s’innalzasse sovra se stesso e studiasse di rendere ancor più pregevole e sorprendente il proprio stile dacché, oltre il giudizioso ritrovamento e la grandiosità delle parti ottimamente disposte, oltre l’aggiustato disegno e il contrasto delle ombre e dei lumi, espresse con maggior precisione le teste e l’estremità, le colorì con vivo e morbido impasto di vera carne e diede tanta armonia e tanta altezza alle tinte, che per la forza e per lo rilievo pare non potersi andare più oltre; e questa è quella che alcuni chiamano sua seconda maniera, la quale gli meritò da’ forestieri dilettanti il titolo di Mago della Pittura italiana».

Proprio quelli che apparivano i migliori pregi dell’opera sono modernamente soggetti a critica: i valori accademici di correttezza e precisione sono visti espressione di minore sincerità e originalità. Il Guercino conserva la sua caretteristica composizione a losanga «ma il nesso del quadro è già più slegato, più sovraccarico, meno necessario che nelle tele precedenti, il partito luminoso ha perso la trasparenza del San Guglielmo o il senso del bianco e nero dell’Aurora per appesantirsi nello sfumato; tutto si è aggravato, dalle architetture alle ali degli angeli, alla tavolozza che non è più tonale ma cromatica, con quelle sue ricchezze vistose. Il Guercino ha perduto qui il suo buon gusto misurato [ ... ]».

Pochi altri dipinti eseguì in Roma: una grande tela nel soffitto di San Crisogono a Trastevere su commissione del cardinale Scipione Borghese - ora a Londra - e la Maddalena nell’omonica chiesa al Corso. Con la morte, avvenuta l’8 luglio 1623, del papa Gregorio XV - del quale si conserva il ritratto del Guercino - viene meno la possibilità di eseguire la progettata grande decorazione in San Pietro, per la quale erano stati promessi al pittore ben 22.000 scudi, e il Guercino alla fine del mese prese la via del ritorno a Cento.