Paesaggio Campestre Il Guercino

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Guercino a Roma (1621-1623)

Chiamato dal suo grande ammiratore Alessandro Ludovisi, appena divenuto papa col nome di Gregorio XV, che intendeva affidargli commissioni di grande prestigio, come la decorazione della Loggia delle Benedizioni in San Pietro, mai realzzata per la morte del papa, Guercino partì per Roma il 12 maggio 1621.

Il nipote di papa Gregorio, il cardinale Ludovico Ludovisi, gli affidò la decorazione del Casino Del Monte, un villino appena acquistato, insieme con l’ampia vigna che gli si stendeva intorno, dal cardinale Francesco Maria Del Monte, che assumerà pertanto il nome di Casino Ludovisi.

Con l’assistenza di Agostino Tassi, che vi affrescò le quadrature architettoniche, il Guercino dipinse a secco sulla volta della sala centrale al pianterreno del Casino l’Aurora, rappresentata come giovane dea su un carro tirato da due cavalli, davanti ai quali fugge la Notte mentre un genio in volo incorona Aurora di fiori e un altro, sul carro, sparge fiori tutt’intorno; da una parte, sul letto, è il vecchio marito Titone; in alto, tre giovani donne raffigurano altrettante stelle, una delle quali versa rugiada da un’urna.

«La cosa più mirabile e veramente nuova in questa Aurora sono i due focosi cavalli, non tanto per l’audacia dello scorcio che li rende così dinamici, quanto per l’acuto senso moderno del bianco e nero e per la giustezza dei valori tonali. Felicissima è l’idea di aver sfruttato il pezzato del mantello dei cavalli giocando di bella audacia nell’avvicinare e confondere i capricciosi contorni delle macchie scure del mantello con quelli delle ombre, traendone un risultato di novità ed evidenza: così sicuro è il senso luministico del nostro pittore».

L’esame iconografico del dipinto rivelerebbe l’intenzione non tanto di rappresentare semplicemente il sorgere di un qualunque nuovo giorno, ma l’alba di una nuova era di gloria per la famiglia Ludovisi, intento riaffermato anche nell’affresco della Fama, che decora la volta della sala del piano superiore del Casino.

L’opera equivarrebbe anche a una sfida dei Ludovisi rivolta alla potente famiglia Borghese, che pochi anni prima aveva commissionato al Reni il medesimo tema nell’affresco del loro Casino (ora Rospigliosi-Pallavicini), finendo tuttavia per rappresentare, in campo artistico, un motivo di confronto del Guercino con il pittore bolognese: «Guercino fece conoscere la sua individualità e il suo ingegno evitando la ripetizione della composizione e dello stile di Guido. In netto contrasto con il soave classicismo del Reni e i suoi colori delicati, Guercino tratta il tema in modo campestre, pieno di paesaggio e animali dipinti in toni ricchi e ombreggiati».

Mentre il Reni si muove nel solco della tradizione del classicismo romano, consentanea al suo estro controllato e diffidente di novità formali, Guercino unisce alla sua nativa e spontanea freschezza creativa - il putto accoccolato sul carro e gli altri che giocano sulle cime dei cipressi - le soluzioni prospettiche del Veronese osservate a Venezia - le sue inquadrature architettoniche fortemente scorciate godranno di grande fortuna per più di un secolo - senza rinunciare all’effusione poetica della meditazione lirica nella lunetta della Notte.

L'Aurora, disegno preparatorio, Berlino, Museen
L'Aurora, disegno preparatorio, Berlino, Museen
La Notte, 1621, Roma, Casino Ludovisi
La Notte, 1621, Roma, Casino Ludovisi